Spigolature d’Archivio – 15 giugno 1913: altezze reali tra le mura del Collegio

Spigolature d’Archivio – 15 giugno 1913: altezze reali tra le mura del Collegio

 15 giugno 1913: altezze reali tra le mura del Collegio

La visita del Conte di Torino  

MX-M565N_20151118_083708_003MX-M565N_20151118_083708_004Milano, 9 giugno 1913

Gentilissimo Conte
Sua Altezza Reale il Conte di Torino avrebbe in massima stabilito di effettuare nella mattinata di domenica – 15 – corrente, la progettata visita all’Istituto Borromeo di Pavia. Sua Altezza Reale desidererebbe essere a Pavia tra le 9,30 e le 10, per poi ripartirne verso le 11–11,30. Le sarei vivamente grato pertanto se avesse la cortesia di comunicarmi se la cosa può essere attuabile, rimanendo sempre stabilito che la presenza dell’Augusto Principe a Pavia sarà da considerarsi in forma privatissima, ma la visita all’Istituto avverrà in forma ufficiale. E di ciò sarà mia cura informarne le Autorità locali. La prego gradire i sensi della mia maggiore osservanza e considerazione.
L’aiutante di campo Maggiore T. Bollati

Con queste parole viene comunicata al Patrono del Collegio, Giberto Borromeo, la visita di Vittorio Emanuele di Savoia Conte di Torino, cugino del re, che solo l’anno prima, in luglio, era venuto a Pavia per l’inaugurazione dell’imponente Ponte della Becca posto alla confluenza dei fiumi Ticino e Po.

MX-M565N_20151118_083708_008MX-M565N_20151118_083708_005 (copia)In ordine di tempo è il terzo grande evento celebrativo e festoso del rettorato di Rodolfo Maiocchi, preceduto nel 1910 dalla commemorazione dei 300 anni dalla canonizzazione di san Carlo e nel 1912 dal primo e affollatissimo raduno di ex Alunni borromaici e accomunato a quest’ultimo da un aspetto non marginale sotto il profilo archivistico: l’essere documentato non solo da testi scritti – lettere, telegrammi, minute, trafiletti di giornale -, ma anche attraverso immagini. Fotografie, talora stampate su grandi e spessi cartoncini ora incurvati dal passare del tempo, ci restituiscono nella loro qualità lievemente sfumata il sapore di un’epoca che pare lontanissima. Gesti ed espressioni colti, però, in una cornice familiare allo sguardo di oggi, rimasta sorprendentemente intatta a più di un secolo di distanza: il monumentale spazio del Collegio.

Nelle immagini vediamo, allora, il Conte di Torino incedere in alta uniforme sotto il loggiato alla testa di un drappello di azzimati signori o affacciarsi oltre il cancello seicentesco in ferro battuto sul giardino del Collegio, accompagnato da un radioso Maiocchi.

MX-M565N_20151118_083708_002 (copia)Un breve articolo apparso sulla “Provincia Pavese” fornisce l’elenco delle personalità intervenute e programma della mattinata, concluso da un rinfresco nel Salone degli Affreschi.
Tra le carte, vergata su tre foglietti (forse adoperati come agile promemoria dall’oratore) la minuta del discorso pronunciato da Giberto Borromeo, che, nel ringraziare l’illustre visitatore, ne poneva le virtù personali e familiari a modello per la «gioventù studiosa» del Collegio.

MX-M565N_20151118_083708_015 - Copia (2)… L’onore fatto da vostra altezza reale sarà per me, per il reverendo monsignor rettore, che dirige questo luogo, sacro allo studio, ed alla scienza, incoraggiamento novello nella via prefissaci, ed ai giovani, additeremo, orgogliosi della benevolenza dell’Altezza Vostra, l’esempio mirabile Vostro, di S.A.R. il Duca di Aosta, di S.A.R. il Duca degli Abruzzi che, modelli di Principi, insegnano come la nascita illustre, sia stimolo al lavoro indefesso, al progredire della scienza, al culto delle patrie virtù.

Il giorno successivo alla visita, giunge puntuale per telegramma indirizzato al Patrono anche il segno della gratitudine e del compiacimento del Re:

MX-M565N_20151118_083708_017Roma, 16 giugno 1913
L’omaggio gentile da lei reso a Sua Maestà il re in nome Collegio Borromeo di Pavia è stato assai gradito dalla Maestà Sua che cordialmente ringrazia. Generale Brusati

Meno di due anni dopo, però, la storia prenderà un corso diverso: i ricordi di eventi festosi rimarranno chiusi nei faldoni d’archivio, il Collegio aprirà le porte alle autorità militari per essere trasformato in ospedale e il conte di Torino sarà il comandante della Cavalleria nell’esercito italiano in guerra.

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